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La deforestazione in Amazzonia non si ferma  

La deforestazione in Amazzonia non si ferma  

NEWS 29 giugno 2020

Il 2019 è stato un anno molto difficile per la sopravvivenza della foresta amazzonica, ma quest’anno la situazione potrebbe addirittura peggiorare. La stagione degli incendi è arrivata in anticipo e il tasso di deforestazione in Brasile è in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Nonostante il coronavirus, la devastazione in Amazzonia non si ferma. Le attività di disboscamento in Brasile sono aumentate e gli incendi sono arrivati in anticipo raggiungendo il livello più alto mai registrato dall’aprile 2008.

La deforestazione nell'Amazzonia brasiliana sta attualmente registrando un incremento dell'83% rispetto a un anno fa. Giugno 2020 è infatti il quattordicesimo mese consecutivo col tasso più alto di disboscamento per il Brasile.

Secondo i dati dell'INPE (Istituto di Ricerca Spaziale Nazionale Brasiliano) la deforestazione nei primi cinque mesi del 2020 è aumentata del 40% (da 1.454 km² a 2.033 km²) rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. I risultati ufficiali dell’INPE per la deforestazione amazzonica del 2019 sono di 10.129 km². È la prima volta dal 2008 che il disboscamento supera i 10.000 km².Gli stati con la più grande area di deforestazione sono il Pará con 631,48 km² di area disboscata il corrispondente a 34,5% del totale. Successivamente il Mato Grosso con 558,93 km² e l’Amazonas, con 318,01 km² di foresta abbattuta. 

Questi dati mettono nuovamente in discussione la politica del presidente brasiliano in merito alla protezione della foresta più grande del pianeta, il cui territorio si estende per il 60% in Brasile. In effetti Bolsonaro ha scelto di ridurre i fondi per le forze dell’ordine ambientali, concedendo l’amnistia ai deforestatori illegali con conseguente contrazione estensiva delle aree protette e dei territori indigeni.

Con l’emergenza sanitaria Covid-19, la situazione è peggiorata ulteriormente. Pare infatti che gli speculatori illegalistiano utilizzando la crisi sanitaria a loro vantaggio, visto che l’IBAMA(agenzia brasiliana di protezione ambientale) ha ridotto i controlli sul campo. Oltre al disboscamento illegale, gran parte della deforestazione è da imputare all'estrazione mineraria, all'agricoltura e agli allevamenti intensivi.

Gli scienziati avvertono che la combinazione della perdita delle foreste insieme ai cambiamenti climatici potrebbe innescare un punto di non ritorno per l’Amazzonia, che potrebbe passare da un ecosistema umido a un clima secco, rendendo l’ambiente non più ospitale per innumerevoli specie animali e vegetali.

 

 

 

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