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Scarti alimentari: una soluzione ecologica per il riciclo delle batterie usate

NEWS 9 settembre 2020

La scoperta viene da un gruppo di ricerca della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore che ha sviluppato un procedimento che utilizza le bucce della frutta per recuperare i metalli presenti all’interno degli accumulatori a fine vita. Il team ha dimostrato che la polvere di buccia d’arancia, ricca di cellulosa e antiossidanti, svolge un ruolo fondamentale nel miglioramento del recupero dei metalli preziosi presenti nelle batterie. Grazie a questa tecnica, cobalto, nichel, manganese e litio possono quindi, essere introdotti di nuovo nel circuito produttivo in modo eco-friendly e con costi più sostenibili.

Come è avvenuto finora il riciclo delle batterie esauste?

Solitamente il trattamento utilizzato è quello della pirometallurgia che prevede l’utilizzo di calore ad alte temperature (oltre 500° C) che porta alla fusione dei metalli preziosi, con una conseguente emissione di gas tossici pericolosi. Un approccio alternativo è rappresentato dall’idrometallurgiache prevede, dopo il trituramento del rifiuto, l’uso di soluzioni acide forti o soluzioni acide più deboli con perossido di idrogeno per l’estrazione dei metalli. Anche in questo caso, si ottengono ancora inquinanti secondari rischiosi per la salute e l’ambiente.

La ricerca, dunque si sta orientando verso soluzioni a basso costo energetico e ambientale. Come ha affermato il professor Madhavi Srinivasan, co-direttore del laboratorio NTU “Gli attuali processi di riciclaggio industriale dei rifiuti elettronici sono ad alta intensità energetica ed emettono inquinanti nocivi e rifiuti liquidi. C’è un urgente bisogno di metodi eco-compatibili per rispondere alla crescita di questi rifiuti. Il nostro team ha dimostrato che è possibile farlo con sostanze biodegradabili”.

I test di laboratorio effettuati dai ricercatori, infatti, dimostrano che i risultati del loro approccio sono paragonabili a quelli che utilizzano il perossido di idrogeno. Un’ulteriore buona notizia è che i residui solidi generati dal processo non sono tossici e con i materiali recuperati è possibile creare nuove batterie al litio con una carica simile a quelle in commercio. Altre ricerche in corso hanno come obiettivo l’ottimizzazione delle prestazioni del ciclo di carica-scarica delle batterie realizzate con materiali recuperati.

Con questa scoperta, dunque, non solo si affronta il problema dell’esaurimento delle risorse riutilizzando i metalli preziosi il più possibile, ma si potrebbero anche ridurre i rifiuti elettronici e l’accumulo di rifiuti alimentari, entrambi in crescita, dando loro una seconda vita.

 

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