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Reati ambientali: record di arresti nel 2017, ma questo non è ancora sufficiente

NEWS 9 luglio 2018

Un business che vale miliardi quello legato alle attività illecite per ciò che concerne la gestione non corretta ed etica dei rifiuti e, più in generale, allo sfruttamento senza limiti dell’ambiente. Il proliferare di ecoreati è lo specchio di una realtà tangibile con cui normativa e associazioni ambientaliste stanno cercando di fare i conti al fine di mitigare tali crimini contro l’ecosistema.

Legambiente, grazie al suo report annuale “Ecomafia 2018 - Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, apre una finestra su quella che è la situazione oggi in Italia. Eppure, se il 2017 segna - in tema di azioni intraprese contro illeciti - un record positivo, mai registrato prima, pari a 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016), i numeri confermano anche una problematica difficile da arginare e per cui si rende evidente un intervento celere, mirato e specifico soprattutto da parte del governo, del parlamento e delle istituzioni pubbliche.

Certamente il risultato raggiunto non è da minimizzare, ma anzi evidenzia ancora più energicamente la priorità di cambiamento. L’obiettivo è stato possibile anche grazie ad una più ampia applicazione della legge 68 che ha permesso di intervenire su tutta una serie di illeciti, introducendo gli ecoreati nel codice penale: “158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente”.

Un segnale importante arriva anche dall’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: “76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrate (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016)”.

Il settore dei rifiuti resta, infatti, quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiora il 24%. Basti pensare che il solo fatturato dell’ecomafia vale oggi 14,1 miliardi di euro, con una crescita del 9,4%.

“Lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari, nel racket animale” è qui che corruzione e sfruttamento illegale trovano terreno fertile, ed è qui che è necessario intervenire con maggiore tenacia. A sottolinearlo è anche Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente: “Contiamo sul contributo del ministro dell’ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura. Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge”.

Per visionare il comunicato stampa di Legambiente clicca qui.

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