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Il peso ecologico dell'uomo, il nostro uso delle materie prime non e' sostenibile

10/02/2017

Il primo studio che quantifica il peso ecologico degli abitanti della Terra, è stato condotto da un gruppo di ricercatori austriaci, australiani e giapponesi, e riportato nell’ultimo numero della rivista Pnas. Gli studiosi hanno effettuato una vera e propria analisi volta a quantificare le risorse accumulate e a capire chi le detiene e a spese di chi.

 

Dalla ricerca emerge che il peso complessivo delle risorse prelevate dalla Terra dal 1900 al 2010 ha raggiunto i 2.956 Petagrammi, quasi 3 milioni di miliardi di chilogrammi. Il dato inquietante è che di tutte queste materie prime, quelle effettivamente in uso al 2010 erano soltanto il 27% e questo implica che il restante 73% è andato distrutto.


Ovviamente le nazioni che hanno più raccolto le materie prime sono quelle ricche, seguendo un trend abbastanza stabile nel tempo fatta eccezione per la Cina, che ha aumentato il suo peso negli ultimi decenni.


«La disciplina alla base di queste ricerche si chiama Material flow analysis ed è nata negli anni Novanta per studiare i flussi di merci da e verso un Paese» ha specificato Alessio Miatto, ricercatore italiano di affiliazione giapponese. Miatto spiega che oggi è anche possibile effettuare una valutazione ecologica che permetta di misurare oltre a che cosa entra e che cosa esce, anche quello che resta, che tecnicamente si chiama stock. Lo stock viene misurato in peso e non in valore economico per rendere il suo valore indipendente dal denaro il cui peso può variare nel tempo e in base ai paesi.

Il dato interessante che emerge è che se tutte le nazioni volessero raggiungere il benessere dei paesi ricchi, si dovrebbero decuplicare l’estrazione di materiali, operazione del tutto non è sostenibile in termini di emissione di CO2». Interessante è anche notare come gli stock abbiano breve scadenza, infatti Miatto sottolinea come gran parte degli stock di oggi in una trentina di anni sarà demolito, con conseguente emissione di CO2, perdita di valore del materiale.

 

Ancora una volta la strada migliore da percorrere sembra quella della raccolta differenziata, riciclo e recupero delle materie prime.



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