Il contributo dei rifiuti tecnologici nella lotta al cambiamento climatico

La crisi climatica rappresenta probabilmente la principale minaccia ambientale della nostra epoca. I rischi di conseguenze quali la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e la crescita del livello dei mari, sono altissimi. Per scongiurare questo scenario è necessario ridurre drasticamente e in pochissimi decenni, le emissioni di gas serra generate dalle attività umane, puntando sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico e aumento dell’efficienza e sul recupero dei materiali.

Al cuore dell’accordo siglato nel Dicembre del 2015 a Parigi nel corso della Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici (COP 21 - 21ª sessione annuale della conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - UNFCCC) vi è l’obiettivo a lungo termine di mantenere il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2°c rispetto ai livelli pre-industriali» con l’impegno di «portare avanti sforzi per limitare l’aumento delle temperatura a 1,5 gradi».

 

Per raggiungere l’obiettivo dei 2°c, si stima che le emissioni di gas serra debbano essere ridotte del 40-70% entro il 2050 e che la carbon neutrality (ossia un rilascio di emissioni pari a zero) debba essere raggiunta al più tardi nel 2100.

 

La transizione verso una economia globale low carbon non richiede solo cambiamenti riferiti al settore energetico in senso stretto, ma va, quindi a toccare anche altri ambiti l’evoluzione verso un sistema di produzione e consumo fortemente orientato a un uso efficiente delle risorse. Questo richiede una modifica dell’attuale modello economico che deve modificarsi da “lineare” (estrai, produci, consuma e getta) a “circolare” (estrai, produci, consuma e riproduci).

 

In tale ottica l’Unione Europea ha proposto anche un riesame della legislazione in vigore e un’analisi dei principali obiettivi delle direttive sui rifiuti, in modo da rimuovere gli ostacoli alle attività di riciclo presenti sul mercato interno. Questo percorso si è rafforzato con la pubblicazione del Pacchetto sull’economia circolare “L’anello mancante – un Piano d’azione europeo per l’economia circolare”. Il Pacchetto ha l’ambizioso obiettivo di incorporare i principi dell’uso efficiente delle risorse e della circolarità in tutte le fasi di produzione e consumo dei materiali e dei prodotti.

 

Al suo interno sono presenti proposte per la revisione delle principali Direttive sui rifiuti (Direttiva Quadro, Imballaggi, Discariche, RAEE, Batterie e accumulatori e Veicoli a fine vita) che sono ora al vaglio del Consiglio europeo e del Parlamento europeo per essere eventualmente emendate e approvate.

 

 

I benefici ambientali del riciclo dei RAEE in Europa:
ben 2,9 milioni di tonnellate di CO2eq evitate

 

Secondo l’ultima rilevazione ufficiale di Eurostat, nel 2013 sono state immesse sul mercato europeo (UE28) quasi 9 milioni di tonnellate di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE).

 

La raccolta dei rifiuti associata a queste apparecchiature, i RAEE, ha coperto poco più di 3,5 milioni di tonnellate, il 40% dell’immesso sul mercato, con un tasso di raccolta medio di 6,5 kg/abitante, valore superiore rispetto all’obiettivo dei 4 kg/abitante della nuova Direttiva RAEE 2012/19/CE, valido fino al 31 dicembre 2015.

 

Le quantità avviate a riciclo e riuso sono pari a poco più di 2 milioni di tonnellate, il 60% del raccolto.

Applicando ai dati Eurostat disponibili sulle quantità avviate a riciclo e riuso, i fattori di emissione individuati per i RAEE nel Final Report for the European Commission DG è stato possibile effettuare una stima della quantità di emissioni complessivamente evitate nel 2013 grazie all’attività di riciclo e riuso posta in essere all’interno degli Stati Membri dell’UE28.

 

 

Secondo l’analisi svolta, si stima che nel 2013 i 2 milioni di apparecchiature elettriche ed elettroniche avviate a riciclo abbiano evitato l’emissione in atmosfera di ben 2,9 milioni di tonnellate di CO2eq, ipoteticamente pari al 10% delle emissioni che la Commissione Europea stima verranno annualmente evitate fino al 2030 (30 milioni l’anno) con l’applicazione del pacchetto di norme sulla circular economy.

 

Da qui l’importante riflessione e il ruolo rilevante che il settore del riciclo può giocare insieme all’industria dell’elettronica, nel nostro futuro.