Dopo il suo intervento come moderatore al convegno di ReMedia del 20 aprile, Luca Mercalli - Presidente della Società Meteorologica Italiana e giornalista radiotelevisivo - torna sul tema.
Come moderatore del recente convegno promosso da ReMedia ha avuto modo di seguire la riflessione fatta da aziende, politici, giornalisti ed altri opinion leader sul tema Hi-tech & Ambiente: secondo lei, quanto è strategico questo binomio per la sostenibilità di produzione e consumi oggi e nel prossimo futuro?
Non solo strategico, ma necessario per una diffusione rapida ed efficace di un concetto di cui si parla da decenni ma che stenta ad essere condiviso da tutti gli attori della vita economica e civile: la chiusura dei cicli produttivi.
Quando si concepisce un prodotto, bisognerebbe contestualmente elaborare tutti i passaggi del suo fine vita. Di quali e quanti materiali è composto? Contiene elementi tossici? Come è costruito? E’ semplice da smontare e riciclare? Dove lo consegno? Chi lo ritira? Chi paga?
I cent’anni di industrializzazione diffusa che ci hanno preceduto non si sono mai posti questo problema in modo esaustivo, l’importante era produrre, a smaltire ci avrebbero pensato “altri”.
Fino agli anni Cinquanta gli effetti dell’accumulo di rifiuti erano limitati, in quanto trattandosi in genere di materiali semplici – ferro, legno, ceramica, gomma, fibre naturali e cuoio – il loro eventuale riciclo era immediato o lo stoccaggio in discarica privo di rischi.
Con l’avvento della straordinaria varietà merceologica permessa dalla petrolchimica e in particolare dalle materie plastiche, il problema dell’accumulo di scorie non biodegradabili non può più essere ignorato e mette a rischio la salubrità dell’ambiente – cioè la nostra qualità di vita - oltre che costituire un enorme spreco di materie prime ed energia.
Nell’ambito della gestione sostenibile dei RAEE, ReMedia interpreta ed attua l’impegno dei propri soci verso il fine vite dei prodotti: crede si stia affermando una coscienza diffusa su quanto cruciale sia questo tema per la tutela dell’ambiente e con sempre maggiore rilevanza?
La direttiva RAEE e l’impegno di ReMedia sono senza dubbio in piena sintonia con l’urgente obiettivo di intercettare e avviare al riciclo la maggior quantità possibile di materiali elettrici ed elettronici usati, per loro natura complessi e preziosi, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare con le istituzioni per garantire un’efficace diffusione delle informazioni, modulare le norme in modo opportuno a seconda delle peculiarità dei vari settori commerciali, migliorare la rete di punti di conferimento, rendere trasparenti tutte le tappe della filiera tecnologica del riciclo.
Da suo punto di vista, quanta distanza c’è tra i grandi obiettivi di sostenibilità ambientale e la pratica quotidiana di noi cittadini?
La distanza è ancora elevata. Manca una chiara consapevolezza delle motivazioni di fondo della sostenibilità: genericamente si parla di difesa della salute e dell’ambiente, ma la complessità delle materie coinvolte e la scarsa conoscenza di molti processi ecologici, dettati pure dalla rapida evoluzione dei materiali immessi in circolazione, impediscono la formazione di un quadro chiaro e facilmente comunicabile.
Il secondo punto riguarda invece la facilitazione delle azioni pratiche che consentono di concretizzare quanto interiorizzato da un punto di vista culturale.
Quante volte sentiamo dire dal cittadino informato “Vorrei, ma non so come fare… manca il punto di raccolta, non capisco in quale luogo o contenitore devo portare il rifiuto, non ne distinguo le caratteristiche…”. Se questi dubbi assalgono le persone colte e disposte a mettersi in gioco, figuriamoci la moltitudine di coloro che mancano di mezzi culturali o semplicemente di tempo per mettere in atto nella vita quotidiana i principi della sostenibilità.
Volendo sintetizzare: quale è la leva principale su cui lavorare?
Da un lato tanta informazione verso i cittadini, ovviamente sostenuta dall’infrastruttura per rendere immediatamente operative le loro scelte virtuose. Dall’altro un quadro normativo di incentivi/sanzioni, perché non si può solo contare sulla buona volontà dei singoli.
Infine, un grande lavoro di innovazione tecnologica e di design con i produttori, affinché progettino i nuovi oggetti non solo pensando alla loro vita utile, ma pure alla loro fine vita. Che poi non deve essere una fine, ma un nuovo inizio!

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